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Torino. La città che cambia.

La città che cambia ha raccontato Torino fra il 1880 e il 1930: una città che, dopo un periodo di crisi profonda, riesce a trovare una strada di sviluppo e a tornare alla ribalta sul panorama italiano e internazionale. Un percorso fatto di immagini provenienti dai fondi storici della Fondazione Torino Musei che, partendo dalla vita quotidiana dei torinesi, mostra gli scorci della città ripresi dagli obiettivi dei fotografi del tempo, con particolare riferimento al fiume, alla vita quotidiana, alle grandi Esposizioni torinesi a cavallo dei due secoli, ai volti del centro e delle periferie. Una riflessione sull’evoluzione di Torino e sui suoi abitanti, ora disponibile sul catalogo della mostra in vendita qui al Borgo. Per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia sono state esposte al Borgo Medievale le immagini simbolo di Torino, per ricordare le grandi trasformazioni urbanistiche, sociali e culturali che hanno caratterizzato gli ultimi anni del XIX secolo e gli inizi del Novecento, e che hanno portato la prima capitale d’Italia ad essere città fabbrica, centro industriale, destinazione finale di ingenti flussi migratori. Non abbiamo voluto disegnare un percorso dedicato alla “Torino com’era” ad uso e consumo dei nostalgici dei “bei tempi andati”, ma abbiamo cercato di dare spunto a una riflessione più profonda su temi importanti quali lavoro, casa, ambiente, rapporti sociali tra le persone, uso degli spazi della città. Le immagini non sono state scelte solo per la bellezza dello scatto o la poesia dei soggetti rappresentati. E’ difficile, infatti, rimpiangere il tempo fermato dall’obiettivo del fotografo se questo ci offre scorci di vita povera, senza speranza, tra i ballatoi in legno del cortile “delle pulci” dove sostano a decine i bambini della periferia. O commuoversi di nostalgia davanti alle condizioni di vita degli operai intenti a costruire un nuovo gasometro o a riparare una grondaia sui tetti della città. Anche allora la disoccupazione era sempre alle porte, per le numerose crisi che investivano i diversi settori industriali (quasi una prassi la serrate delle fabbriche come forma di intimidazione nei confronti dei lavoratori), per gli orari di lavoro massacranti, il ricorso al lavoro di notte e l'utilizzo di bambini e donne, che venivano pagate metà rispetto a un uomo.