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Flora di carta.

Un itinerario nella rappresentazione botanica.

14 giugno – 7 ottobre 2007

La mostra ha presentato un suggestivo percorso attraverso la storia della rappresentazione scientifica delle piante e analizza le varie tecniche in uso dal XVI secolo ai giorni nostri.   La storia dell’illustrazione botanica copre un lungo arco temporale e le sue origini sono da ricercare nello studio delle proprietà medicinali delle piante. Nel xvii secolo il botanico inglese John Ray paragona un “trattato di botanica privo di figure” a un “libro di geografia privo di cartine”. Le illustrazioni botaniche sono immagini didattiche e contengono caratteristiche ed elementi molto precisi, necessari per lo studio delle piante. La mostra ha reso evidente il legame tra l’importanza scientifica di queste raffigurazioni e il loro valore artistico.  Il percorso è inizioto con due opere significative: il De Rerum agricoltura di Pietro de’ Crescenzi, è il trattato di agronomia di riferimento nell’Italia medievale, e la versione in mostra – nella traduzione di Francesco Sansovino del 1564 – contiene xilografie degli ortaggi e delle piante aromatiche citate nel testo. La Flora Pedemontana di Carlo Allioni (1785) ha sintetizzato le ricerche floristiche svolte sul territorio piemontese, riportando ben 2814 specie, molte delle quali descritte per la prima volta.
Le miniature di un ricettario del xv secolo hanno ben rappresentato l’intenzione di associare immagini di piante a ricette culinarie o curative, mentre l’acquarello della torinese Irene Chiapusso Voli (1888) è stato un esempio di riproduzione “dal vero” delle piante da lei raccolte a scopo di ricerca. Una sequenza di illustrazioni della Berberis aetnensis (arbusto conosciuto come “crespino dell’Etna”) ha aiutato a comprendere i delicati passaggi che portano alla prova di stampa attraverso il disegno a matita e l’incisione su lastra di rame, lasciando inalterati i caratteri distintivi della pianta.   Gli erbari essiccati (horti sicci) hanno documentato il lavoro di scienziati e studiosi che, attraverso viaggi avventurosi, hanno raccolto informazioni preziose sulla flora del mondo intero. Infine, la versione contemporanea della rappresentazione botanica: fotografie, proiezioni di immagini, pagine web, fino alla Flora Futurista di Oswaldo Bot (1930), con i suoi ironici progetti di fiori.   La mostra ha trovato un naturale coronamento nel Giardino medievale per osservare la “flora dal vero”.